giovedì 22 ottobre 2009

L'orto dei mandala

A proposito di mandala...

Il racconto non è farina del mio sacco, l'ho trovato sul sito www.amoreconiugale.it
nel quale sono capitata navigando in cerca di mandala. Spero che agli autori non dispiaccia se lo pubblico sul mio blog e spero che piaccia anche a voi, io lo trovo delizioso. Buona lettura!

"Seduti fianco a fianco, immersi in una atmosfera di raccoglimento orientale, lui e lei ascoltavano attentamente la spiegazione di una distinta signora che tracciava sulla lavagna dei segni geometrici volti ad illustrare un affascinante modello interpretativo della realtà.
Come al solito volevano capire e cogliere tutto quello che poteva essere trasferito e utilizzato validamente per la maturazione della loro vita.
L’interiore, mentale e affettivo, prendeva forma di immagine e si fissava davanti ai loro occhi, incuriositi ed attratti dalla nuova pista di ricerca.
E’ mai possibile schematizzare così dei contenuti tanto complessi e diversi, procedere ad una fissazione di valori in forme simboliche così lontane dalla nostra esperienza di occidentali?
Erano partiti per seguire questo corso di meditazione profonda molto dubbiosi, specialmente lui.
Il fatto di non avere mai avuto fino allora l’occasione di conoscere e di sperimentare questa forma di spiritualità li rendeva guardinghi, ma nello stesso tempo li stimolava.
La novità li aveva attirati, specialmente perché si trattava di una “novità”vecchia di millenni, che univa il fascino della saggezza orientale alla misteriosa eleganza dei simboli.
Terminata la lezione uscirono fuori pensierosi e silenziosi a passeggiare nel parco.
L’inverno era inoltrato e gli alberi ricoperti di brina rendevano surreale il paesaggio liberando dentro di loro strane fantasie.
Si costruivano intorno a loro, spontaneamente, sulla suggestione di quanto avevano appena ascoltato, figurazioni che richiamavano l’idea del cerchio e del suo centro: tra tutte, forse più emblematiche, anche se inquietanti, le ragnatele, disegnate nettamente dalla brina in tutta la loro geometrica perfezione tra i rami secchi delle siepi.
Era consigliata una camminata meditativa, ma il freddo li spinse ben presto a rientrare.
Nella stanza, ovattata da una tiepida penombra, accovacciati vicino a una parete per meglio appoggiare la schiena, lui e lei tentavano di entrare nella atmosfera giusta.
Intorno a loro quelli che già erano abituati a questo tipo di esperienza, avvolti ampiamente in scialli e coperte, mantenevano una ammirevole immobilità, trasformati in monaci orientali dalla compostezza delle loro posizioni yoga.
Ma la cosa più importante era tentare di costruire dentro o fuori di sé i propri mandala, perché tutti abbiamo bisogno di ordine, di armonia, di punti fermi per costruirci intorno la nostra vita.
Lei pensava al cumulo di problemi legati alla educazione e alla formazione dei figli, all’esigenza di un tracciato mentale rassicurante che facesse da guida, lui, più distaccato e concreto, fantasticava su una utilizzazione pratica e immediata di quella lezione.
“Sai” disse lei fiduciosa, una volta tornati a casa “ho pensato che i mandala, al di là dei loro significati simbolici sono dei bellissimi disegni da colorare.
Li passerò ai bambini, credo che mentre si divertono a riempire di colore i loro spazi, potrebbero coglierne i valori più essenziali, forse meglio di quanto facciamo noi.”
“Può darsi” disse lui un po’ scettico “però io ho pensato ad un altro uso.”
Avevano una specie di orto, che lui coltivava con l’entusiasmo e l’incompetenza di un intellettuale nostalgico delle sue origini contadine, campo libero di esperimenti e di raccolti imprevedibili.
“Trasformerò le aiuole dell’orto in tanti mandala, secondo le regole che abbiamo imparato. Non è difficile. Mi sono già fatto qualche schema, vedrai...”
Così nacque l’orto dei mandala.
Aiuole dai contorni circolari, tracciati col compasso, centro, raggi e punti simmetrici formati da piante di diverso tipo a seconda delle stagioni.
E non importa se si trattava di rose o di cavoli, ogni elemento era valorizzato dalla sua posizione rispetto al tutto e scompariva, come in ogni mandala che si rispetti, quando aveva terminato la sua funzione e il suo tempo.
Non è detto che le piante si adeguassero docilmente al progetto originario, però, nel complesso, il disegno risultava abbastanza evidente, lo si poteva rintracciare e farci sopra della filosofia.

Coltivare l’orto e coltivare lo spirito non è poi così differente se si arriva a scoprire la bellezza che sgorga dalla natura e dal cuore dell’uomo, quando ci si lavora a fondo con amore.”

Il mandala sui cicli lunari è stato dipinto a 8 mani, 80 x 80 cm. olio su carta.
per vederne altri clicca QUI e QUI.

1 commento:

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails