venerdì 23 ottobre 2009

Tutti i bambini e le bambine hanno il diritto di giocare con i colori, creare, divertirsi, scoprire...


Tutti i bambini e le bambine hanno VOGLIA di giocare con i colori, creare, divertirsi, scoprire... e hanno anche il sacrosanto DIRITTO di poterlo fare!

Spesso leggo e sento dire che occorre stimolare la creatività dei bambini, quando invece, a mio parere, creatività, fantasia e immaginazione sono doti innate che ogni bambino possiede naturalmente e che molto spesso noi adulti (genitori, insegnanti, educatori...) nell’intento di “formare” i bambini, limitiamo, intrappoliamo, condizioniamo, spegnamo.
Quello che siamo tenuti a fare semmai è non ostacolare queste capacità e la loro voglia di esprimersi, dare ai bambini l’opportunità di sperimentare, lasciare loro il tempo di giocare, permettergli di “sporcarsi” senza rimproverarli e soprattutto rispettarli e dare valore a ciò che fanno.

Qui di seguito il decalogo di Gianfranco Zavalloni (www.scuolacreativa.it).
Oltre al diritto al gioco, all'ozio e alla libertà d'espressione, pone l'attenzione e fa riflettere sull'ascolto, il cibo e lo spazio che diamo ai nostri figli... In quale mondo viviamo? E sopratutto che mondo lasciamo ai nostri figli e ai figli dei nostri figli?

I DIRITTI NATURALI di bimbi e bimbe

1 IL DIRITTO ALL'OZIO
a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti

2 IL DIRITTO A SPORCARSI
a giocare con la sabbia, la terra, l'erba, le foglie, l'acqua, i sassi, i rametti
(e io aggiungerei anche i colori)

3 IL DIRITTO AGLI ODORI
a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura

4 IL DIRITTO AL DIALOGO
ad ascoltatore e poter prendere la parola, interloquire e dialogare

5 IL DIRITTO ALL'USO DELLE MANI
a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare, incollare, plasmare la creta, legare corde, accendere un fuoco

6 IL DIRITTO AD UN BUON INIZIO
a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura

7 IL DIRITTO ALLA STRADA
a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade

8 IL DIRITTO AL SELVAGGIO
a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi

9 IL DIRITTO AL SILENZIO
ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell'acqua

10 IL DIRITTO ALLE SFUMATURE
a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle

giovedì 22 ottobre 2009

L'orto dei mandala

A proposito di mandala...

Il racconto non è farina del mio sacco, l'ho trovato sul sito www.amoreconiugale.it
nel quale sono capitata navigando in cerca di mandala. Spero che agli autori non dispiaccia se lo pubblico sul mio blog e spero che piaccia anche a voi, io lo trovo delizioso. Buona lettura!

"Seduti fianco a fianco, immersi in una atmosfera di raccoglimento orientale, lui e lei ascoltavano attentamente la spiegazione di una distinta signora che tracciava sulla lavagna dei segni geometrici volti ad illustrare un affascinante modello interpretativo della realtà.
Come al solito volevano capire e cogliere tutto quello che poteva essere trasferito e utilizzato validamente per la maturazione della loro vita.
L’interiore, mentale e affettivo, prendeva forma di immagine e si fissava davanti ai loro occhi, incuriositi ed attratti dalla nuova pista di ricerca.
E’ mai possibile schematizzare così dei contenuti tanto complessi e diversi, procedere ad una fissazione di valori in forme simboliche così lontane dalla nostra esperienza di occidentali?
Erano partiti per seguire questo corso di meditazione profonda molto dubbiosi, specialmente lui.
Il fatto di non avere mai avuto fino allora l’occasione di conoscere e di sperimentare questa forma di spiritualità li rendeva guardinghi, ma nello stesso tempo li stimolava.
La novità li aveva attirati, specialmente perché si trattava di una “novità”vecchia di millenni, che univa il fascino della saggezza orientale alla misteriosa eleganza dei simboli.
Terminata la lezione uscirono fuori pensierosi e silenziosi a passeggiare nel parco.
L’inverno era inoltrato e gli alberi ricoperti di brina rendevano surreale il paesaggio liberando dentro di loro strane fantasie.
Si costruivano intorno a loro, spontaneamente, sulla suggestione di quanto avevano appena ascoltato, figurazioni che richiamavano l’idea del cerchio e del suo centro: tra tutte, forse più emblematiche, anche se inquietanti, le ragnatele, disegnate nettamente dalla brina in tutta la loro geometrica perfezione tra i rami secchi delle siepi.
Era consigliata una camminata meditativa, ma il freddo li spinse ben presto a rientrare.
Nella stanza, ovattata da una tiepida penombra, accovacciati vicino a una parete per meglio appoggiare la schiena, lui e lei tentavano di entrare nella atmosfera giusta.
Intorno a loro quelli che già erano abituati a questo tipo di esperienza, avvolti ampiamente in scialli e coperte, mantenevano una ammirevole immobilità, trasformati in monaci orientali dalla compostezza delle loro posizioni yoga.
Ma la cosa più importante era tentare di costruire dentro o fuori di sé i propri mandala, perché tutti abbiamo bisogno di ordine, di armonia, di punti fermi per costruirci intorno la nostra vita.
Lei pensava al cumulo di problemi legati alla educazione e alla formazione dei figli, all’esigenza di un tracciato mentale rassicurante che facesse da guida, lui, più distaccato e concreto, fantasticava su una utilizzazione pratica e immediata di quella lezione.
“Sai” disse lei fiduciosa, una volta tornati a casa “ho pensato che i mandala, al di là dei loro significati simbolici sono dei bellissimi disegni da colorare.
Li passerò ai bambini, credo che mentre si divertono a riempire di colore i loro spazi, potrebbero coglierne i valori più essenziali, forse meglio di quanto facciamo noi.”
“Può darsi” disse lui un po’ scettico “però io ho pensato ad un altro uso.”
Avevano una specie di orto, che lui coltivava con l’entusiasmo e l’incompetenza di un intellettuale nostalgico delle sue origini contadine, campo libero di esperimenti e di raccolti imprevedibili.
“Trasformerò le aiuole dell’orto in tanti mandala, secondo le regole che abbiamo imparato. Non è difficile. Mi sono già fatto qualche schema, vedrai...”
Così nacque l’orto dei mandala.
Aiuole dai contorni circolari, tracciati col compasso, centro, raggi e punti simmetrici formati da piante di diverso tipo a seconda delle stagioni.
E non importa se si trattava di rose o di cavoli, ogni elemento era valorizzato dalla sua posizione rispetto al tutto e scompariva, come in ogni mandala che si rispetti, quando aveva terminato la sua funzione e il suo tempo.
Non è detto che le piante si adeguassero docilmente al progetto originario, però, nel complesso, il disegno risultava abbastanza evidente, lo si poteva rintracciare e farci sopra della filosofia.

Coltivare l’orto e coltivare lo spirito non è poi così differente se si arriva a scoprire la bellezza che sgorga dalla natura e dal cuore dell’uomo, quando ci si lavora a fondo con amore.”

Il mandala sui cicli lunari è stato dipinto a 8 mani, 80 x 80 cm. olio su carta.
per vederne altri clicca QUI e QUI.

Creatività in pillole


"Essendo libertà da ogni obbligo l'arte è gioco,
il gioco contraddice alla serietà dell'agire utilitario,
ma poichè la libertà è il supremo dei valori,
solo giocando si è veramente seri"
Tristan Tzara

"La mia arte non mira a istituire delle feste per distrarre dalla vita di tutti i giorni, ma a rivelare che la vita quotidiana è molto più interessante delle pseudo-feste che si organizzano per farla dimenticare."
J.Dubuffet

"La fantasia del pittore non sta in ritrovare stravaganze e cose nuove, ma nel saper vedere negli spettacoli più comuni, nella luce che inonda le cose, sempre nuove sensibilità e nuovi rapporti”
Felice Carena

lunedì 12 ottobre 2009

Natura e Arte un matrimonio d’Amore


Da non perdere!

A proposito d'autunno (e non solo)
desidero segnalarvi il meraviglioso blog di Richard Shilling
artista e fotografo

LAND ART

http://jrlandart.blogspot.com/

domenica 11 ottobre 2009

Dalla luce verso l'ombra passando attraverso mille colori


Il paesaggio autunnale è puro fermento, la natura è una festa di colori e odori, gli animali si affannano alla ricerca delle ultime provviste, i frutti sono al culmine della maturazione, è il periodo dell’abbondanza, è il preludio alla grande trasformazione...

Le foglie hanno portato a termine il loro compito e, nell’attesa che il vento se le porti via, scendono la scala dell'iride passando dal verde al giallo, e poi ancora dall’arancione al rosso e al porpora...

Nell'orologio dell'anno il sole sta tramontando e percorre la strada che dalla luce porta verso il buio. Il cielo di mille sfumature scivola piano piano in un mare d'inchiostro.
Il tempo intona un adagio, una nenia che culla e avvolge i cuori che lentamente rallentano.

La meta è in ogni passo e camminando lasciamo impronte sulla terra, insieme alle orme lasciamo andare ogni preoccupazione, ogni pensiero, ogni passato...

sabato 10 ottobre 2009

Apriamoci a un nuovo “sentire” attraverso l'arte

«Adesso tu interpreti i nostri dipinti?», «Che significato hanno i colori e le forme che ho disegnato?», «Si riesce a vedere come sono io dal mio lavoro?». Queste sono le domande che più spesso mi sento rivolgere quando, a fine laboratorio, appendo alla parete le creazioni dei partecipanti per osservarle, e qui si apre un argomento vasto e per certi aspetti controverso.

Sono profondamente convinta che ogni dipinto, disegno, scultura, fotografia, musica, danza... siano espressione tangibile di chi li ha creati, della sua energia.
Ogni opera, figurativa o astratta che sia, è un vero e proprio autoritratto dell’autore, un autoritratto spesso inconsapevole ma non per questo meno vero, lo potremmo definire un autoritratto energetico o meglio ancora un autoritratto dell’anima!
Al tempo stesso però l’opera è anche uno specchio, e mostra a chiunque la osservi uno o più aspetti di se stesso. Per questo motivo le opere possono essere viste e lette in tanti modi diversi quanti sono gli individui, le storie personali, gli stati d’animo e le esperienze emotive... Il significato profondo di un’opera è diverso per ciascuno e può essere diverso per la stessa persona in momenti differenti della sua vita e ancora, ogni singola opera è come una matriosca: possiede significati a tanti livelli.

Capite ora quanto è complesso l’argomento e, anche ammesso che ci sia qualcuno capace di cogliere il corretto significato di un quadro o di una qualsiasi altra forma espressiva, io mi chiedo: «è giusto rivelare l’interpretazione o è un atto d’invadenza rendere conscio ciò che forse l’autore non è ancora pronto ad accogliere?». Con questo non voglio dire che non bisogna commentare i lavori, al contrario trovo che il momento di condivisione finale di un laboratorio sia preziosissimo, ma i migliori interpreti siamo noi stessi!

Quello che propongo negli atelier che conduco è di accompagnare le persone in un cammino di autoconsapevolezza. Oltre al fare e all’esprimere, è importante allenare anche il nostro occhio artistico e imparare a osservare più profondamente.
Percepire, toccare, annusare, ascoltare, assaporare; tuffarsi nel quadro, danzare col colore, lasciarsi coinvolgere totalmente, emozionarsi, commuoversi... In questo modo si va oltre la superficie e ci si apre a un “sentire” nuovo e completo!

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