sabato 30 gennaio 2010

Quando ci sono dentro, nel mio quadro...


"...La mia pittura non nasce sul cavalletto. Quasi mai, prima di cominciare a dipingere, mi accade di stendere la tela sul telaio. Preferisco appenderla al muro o stenderla sul pavimento, perchè ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento mi sento più a mio agio, più vicino, più parte del quadro; posso camminarci intorno, lavorarci da quattro lati diversi, essere letteralmente dentro il quadro. E' un po' come il metodo usato da certi indiani del west che dipingono con la sabbia. Continuo a distaccarmi sempre di più dai mezzi tradizionali della pittura, come il cavalletto, la tavolozza, i pennelli ecc... Preferisco stecche, cazzuole, spatole e un colore fluido e sgocciolato oppure un impasto pesante di sabbia, di frammenti di vetro, con l'aggiunta di altre materie estranee. Quando ci sono dentro, nel mio quadro, non mi rendo conto di quel che sto facendo. E' soltanto dopo un certo periodo, impiegato a, come dire, far conoscenza, che riesco a vedere che direzione ho preso. E non ho paura di fare cambiamenti, e neanche di distruggere l'immagine, perchè so che il quadro ha una vita sua e io non cerco di farla venir fuori. E' soltanto quando perdo contatto con la tela che il risultato è un disastro. Altrimenti si stabilisce uno stato di pura armonia, e l'opera riesce bene ".

(1947) J. Pollock

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